Mi sono dovuto rivedere The Punisher: One Last Kill, perché una roba così potente, per me, per il mio gusto e per il mio passato, non ricordo di averla mai vista in un contesto Marvel e Disney.
Questo speciale è diviso in 3 momenti e racconta perfettamente il personaggio di Frank Castle al pubblico del MCU che non ha seguito la sua storia su Netflix.
Di fatto è una seconda origin story del personaggio, ne più e ne meno.
Tutto questo non viene solo raccontato attraverso la storia ma attraverso il suo punto di vista fatto di dolore, colpe e una rabbia che lo portano ad un totale burnout che il pubblico vive con lui.
La prima parte racconta il suo dolore, ci porta dentro il suo dolore e la sua colpa e lo fa con il tono, con le immagini e la fotografia satura. Sembra un sogno, un incubo, e noi ci siamo dentro. Poi le sue colpe tornano a fargli visita e risvegliano la belva che è in lui regalandoci la più memorabile scena di slappe e pacconi di tutto il MCU.
Il mostro cresce fino a trovarsi davanti alla scelta: vendetta o protezione?
E lì il capolavoro (soggettivo e personale lo so). Parte I Will be Heard degli Hatebreed (il pezzo parla esattamente di ciò che sta vivendo Frank e lo fa talmente preciso da farmi credere che sia proprio il pezzo ad aver ispirato lo speciale). E lì che rinasce l’eroe Frank Castle, quello che però non legge ne Batman e ne Spider-Man e che continua a massacrare SENZA MEZZI TERMINI (chapeau Disney) gli stronzi che sto speciale ci mette davanti ma lo fa per salvare una famiglia e una bambina, lo specchio della sua piccola assassinata in passato da altri stronzi.
Tutto questo sempre con gli Hatebreed che accompagnano questo tripudio di violenza “a fin di bene”.
Ecco, cari noob del Punitore e nuovi utenti del MCU, questo è Frank Castle.
The Raid insegna, John Wick ringrazia e Rambo sorride.
