🚨 spoiler alert 🚨
ODISSEA di Christopher Nolan, prime impressioni.
Se analizzo le mie sensazioni di pancia post credit mi sento di dire serenamente che Oppenheimer mi ha lasciato un bellissimo sense of wonder (con tutte le sue implicazioni etiche del caso) che questo Odissey non è riuscito a lasciarmi. Per cui, direi che parto da quello che mi ha convinto meno, il finale.
Nonostante sia il classico finalone da “il salamandrone in piedi sul divano” mi ha lasciato un po’ infastidito. Avrei voluto qualcosa di più elegante e raffinato oppure qualcosa di molto più tamarro e da corna alzate e head banging a suon di slappe e pacconi ma non so, era come se avessi capito come voleva chiudere dal preludio al finale stesso dimenticandomi che il protago era Ulisse e non John Wick, ecco.
Ma poi, se ripenso a tutto il reparto scenico precedente al finale, ai vari schemi di questa enorme avventura vagamente videoludica mi viene da sorridere con grandissimo gusto. Tanta inquietudine e tantissime vibe splendidamente horror, gestite con una classe notevole e un gusto non indifferente. La scena del ciclope (totalmente rivalutato dopo il primo impatto estetico) è splendida, cruda e inquietantissima. La maga circe rasenta il disturbante con una serie di feels importanti che mi hanno lasciato a bocca aperta. I Lestrigoni sono terrificanti, violentissimi e implacabili e anche qui parecchio inquietanti. Menzione speciale per la gestione delle inflazionatissime sirene che qui vengono gestite con maestria e originalità.
E poi passo al discorso woke che qui non esiste nemmeno di striscio e per un discorso molto semplice. Non c’e nessuna forzatura perché Nolan ha voluto raccontare una storia di tutti usando tutti. L’equipaggio di Ulisse, per dirne una, è composto da attori di tutte le razze possibili, così come i pretendenti e i vari personaggi che incontriamo in ogni dove, senza distinzione ed è talmente evidente che quando arriviamo ad Elena non la si nota nemmeno.
Per ora mi fermo qui, c’è troppa roba da dire, devo farci un video… se riesco.
← Fanzine
17/07/2026
L'ODISSEA, la recensione
Se analizzo le mie sensazioni di pancia post credit mi sento di dire serenamente che Oppenheimer mi ha lasciato un bellissimo sense of wonder (con tutte le sue implicazioni etiche del caso) che questo Odissey non è riuscito a lasciarmi.
