Sono appena stato a Cattolica per vedere Kamikaze, il nuovo spettacolo di Eleazaro Rossi. E sì: è riuscito, ancora una volta, a farmi apprezzare quel tipo di comicità che prima di lui non riuscivo proprio a digerire.
Quello che ho notato è che, tra un “cazzo” e un “culo”, Eleazaro riesce sempre a portarti a un’inevitabile riflessione. Fin dove si può spingere una battuta? Fin dove ha senso credere che sia solo un insieme di parole volgari buttate lì per il gusto di "disturbare"?
Non escludo che sia la mia "infatuazione" artistica nei suoi confronti a farmi vedere qualcosa in più dietro alle sue battute. Ma poi ripenso ai pochissimi altri comici che ho visto con quello stesso stile irriverente e sopra le righe (e no, non mi sono piaciuti), e mi chiedo: perché con Eleazaro è scattato qualcosa? Perché mi sta facendo appassionare a un genere che prima mi infastidiva?
La risposta l’ho avuta proprio con Kamikaze.
Oltre a tenere il palco come se fosse casa sua, Eleazaro dimostra di non volersi sedere sugli allori. Si evolve con uno spettacolo che all'inizio sembra ripercorrere la strada dei due show precedenti (anzi, a dirla tutta, all'avvio appare quasi più innocuo, meno ispirato) ma poi… sbaaam! La riflessione ti arriva in faccia come un treno, più e più volte. Ed è lì che sorge la domanda che mi lega a questo personaggio, una domanda di cui, forse, non voglio davvero una risposta: ma vede veramente il mondo in modo così cinico, egoista ed oscuro?
Poi avviene la magia, la reazione spontanea del mio pensiero: quelle battute non raccontano altro che verità comuni che preferiamo non ammettere. Certo, non è un pensiero universale, ma cambia poco: se si è dotati di un minimo di spirito critico risulta difficile rimanere indifferenti. Io, di sicuro, non ci riesco, che sia d'accordo o meno.
L’evoluzione di Eleazaro come stand-up comedian passa anche attraverso un uso della fisicità che nei primi spettacoli non vedevo. In diversi momenti gioca con il corpo usandolo come un vero e proprio boost per la battuta. Da improvvisatore teatrale abituato a puntare moltissimo sulla fisicità e sull'espressività, non ho potuto che apprezzarlo ancora di più.
Lo spettacolo procede con un ritmo coinvolgente, poi d'un tratto cambia tono. L’energia si trasforma e lo scherzo cede il passo all'empatia, alla nostalgia, all'emozione. È come se il pubblico si fosse "freezato", mettendo da parte le risate e l'irriverenza. In teatro è calato immediatamente un silenzio potentissimo, di quelli che testimoniano un’attenzione e un coinvolgimento emotivo che nessuno si sarebbe aspettato.
"Sembrava un finale perfetto", dice lo stesso Eleazaro. "Sì… ma non lo è". Ed è lì che il pubblico esplode in una risata liberatoria, in attesa di capire cos'altro tirera fuori dal cilindro.
Qui mi fermo con il racconto. Ed è proprio in questo finale che risiede, credo, il motivo per cui non ha ancora condiviso Kamikaze online come i due spettacoli precedenti: in video si rovinerebbe la magia di questa chiusa. Uscirebbero le clip, i commenti, le condivisioni e in moltissimi riderebbero del contenuto senza il giusto e fondamentale contesto e sarebbe un vero peccato, credetemi.
Quel finale è stato per me incredibile e sorprendente: una chiusura esilarante e originale che riassume l'intero show con una sola risposta.
Eleazaro Rossi può piacere o meno, ma è infinitamente lontano dall'essere un comico superficiale.
